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Introduzione

Il bruxismo e il clenching rappresentano due condizioni distinte ma spesso coesistenti, inquadrabili nel più ampio spettro delle parafunzioni del sistema masticatorio. Dal punto di vista clinico, è fondamentale comprenderne le differenze, l’eziologia multifattoriale, la sintomatologia associata e le opzioni di trattamento al fine di gestire efficacemente queste problematiche.



Bruxismo: digrignamento involontario

Il bruxismo è definito come una condizione caratterizzata dal digrignamento dei denti, con lo sfregamento dell’arcata superiore contro quella inferiore. Questa attività è il risultato di una contrazione involontaria dei muscoli masticatori, come il massetere e il buccinatore. Nella maggior parte dei casi, il bruxismo si manifesta prevalentemente durante la notte.

Clinicamente, il bruxismo può portare a diverse problematiche a livello orale e non solo:

  • Usura dei denti: Lo sfregamento continuo determina un’abrasione significativa dello smalto dentale, incrementandone la sensibilità al caldo e al freddo. L’usura dentale dovuta al bruxismo notturno può essere così intensa che una settimana di digrignamento può equivalere a un mese di normale contatto dentale.
  • Dolore alla mandibola: La contrazione prolungata dei muscoli masticatori può causare dolore localizzato.
  • Mal di testa: Spesso localizzato nella zona temporale.
  • Rumore: In alcuni casi, il digrignamento notturno è talmente rumoroso da essere percepito dal partner.

Dal punto di vista eziologico, il bruxismo è considerato una parafunzione senza una causa specifica univoca. Tuttavia, diversi fattori possono contribuire alla sua insorgenza, tra cui ansia e stress, problemi emotivi e psicologici, e disturbi del sonno. In età pediatrica, il digrignamento dei denti può rappresentare un tentativo di alleviare il dolore da otalgia o mal di denti, o essere una risposta a eventi stressanti. Nell’adulto, l’abuso di alcolici e caffeina, il fumo e il consumo di droghe possono agire come fattori scatenanti. Raramente, il bruxismo può essere una risposta muscolare secondaria a una malattia neurodegenerativa.



Clenching: Serramento Forzato

Il clenching, a differenza del bruxismo, si manifesta con il serramento forzato dei denti, mantenendo le arcate a contatto prolungato con una contrazione isometrica dei muscoli masticatori e dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM).

Analogamente al bruxismo, il clenching protratto nel tempo può causare danni significativi non solo al cavo orale, ma anche ripercussioni a livello posturale e articolare. Mentre in condizioni normali i denti entrano in contatto per non più di 20 minuti al giorno (durante la masticazione o la fonazione), nel clenching questo contatto forzato si protrae per periodi molto più lunghi.



Diagnosi Clinica

La diagnosi di bruxismo o clenching si basa primariamente su una visita condotta da specialisti come chirurghi maxillo-facciali, gnatologi e fisioterapisti specializzati nei disturbi orofacciali. L’esame clinico include la valutazione della salute dentale, verificando l’occlusione, l’usura, eventuali lesioni e la sensibilità dei muscoli della mascella. Il paziente stesso può sospettare la presenza di bruxismo o clenching in base alla sintomatologia riferita, che può includere dolore alla mandibola, dolore alle orecchie, mal di testa (specialmente temporale), aumento della sensibilità dentale e lesioni o usura dei denti. Nel tempo, queste parafunzioni possono anche portare ad alterazioni anatomiche dell’ATM, manifestandosi con un ‘click’ mandibolare durante l’apertura della bocca, che può associarsi a dolore articolare, acufeni e difficoltà masticatorie.

Ai fini di una corretta anamnesi, l’utilizzo di una cartella e mappa del dolore può essere utile per raccogliere informazioni sulla localizzazione del dolore, la presenza di rumori articolari e disturbi della funzione mandibolare (apertura, chiusura, masticazione, fonazione, affaticamento, rigidità).



Trattamento e Gestione

Il trattamento del bruxismo e del clenching, data la frequente componente psicosomatica, prevede diversi aspetti. Un elemento centrale è la protezione dentale attraverso l’uso di un bite (o mascherina dentale) da indossare durante la notte per prevenire l’usura dello smalto. 

Il trattamento fisioterapico può rappresentare un valido supporto per la gestione sia del clenching che del bruxismo e di eventuali disfunzioni dell’ATM. È importante sottolineare che, nel tempo, queste parafunzioni possono contribuire a disfunzioni posturali, rendendo necessaria una valutazione accurata a 360°.

Nel contesto clinico, è fondamentale considerare anche la possibile correlazione tra bruxismo/clenching e altre condizioni, come la cefalea cervicogenica, un mal di testa di origine muscolo-scheletrica riferito dalla regione cervicale alla testa. In questi casi, un approccio fisioterapico che comprenda terapia manuale, rieducazione posturale ed esercizi specifici può essere indicato. 

In conclusione, la gestione del bruxismo e del clenching richiede un approccio clinico multidisciplinare che tenga conto dei fattori eziologici, della sintomatologia specifica e delle possibili ripercussioni a livello locale e sistemico. La diagnosi accurata e l’adozione di strategie terapeutiche mirate, come la fisioterapia, l’utilizzo di bite e la gestione dei fattori di stress, sono fondamentali per migliorare la qualità di vita dei pazienti affetti da queste comuni parafunzioni.



Bibliografia

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  • Macedo CR et al. Cochrane Database Syst Rev. 2007.
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  • Manfredini D, Lobbezoo F. J Orofac Pain. 2009.

Francesca Andriani

Dottoressa Fisioterapista

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